Lo zio Luca, classe 1934, portava il pane in bici ai prigionieri del Campo 65. Lo cuoceva in un piccolo forno dove, in quegli anni, veniva cotto il pane fatto in casa. Il grano era considerato una grande ricchezza e veniva trasportato dai trainieri per farlo macinare nei numerosi mulini della città. A quei tempi ogni famiglia aveva il suo deposito di grano che portava al mulino per la macinatura, all’incirca ogni due mesi.
Lo zio Luca, classe 1934, portava il pane in bici ai prigionieri del Campo 65. Lo cuoceva in un piccolo forno dove, in quegli anni, veniva cotto il pane fatto in casa. Il grano era considerato una grande ricchezza e veniva trasportato dai trainieri per farlo macinare nei numerosi mulini della città. A quei tempi ogni famiglia aveva il suo deposito di grano che portava al mulino per la macinatura, all’incirca ogni due mesi.
Raccontiamo la Puglia come terra autentica, luogo di accoglienza, di tradizioni storiche e culturali attraverso una geometria di emozioni e sensazioni insite nei paesaggi, nell'arte e nella gastronomia.
Lo zio Luca, classe 1934, portava il pane in bici ai prigionieri del Campo 65. Lo cuoceva in un piccolo forno dove, in quegli anni, veniva cotto il pane fatto in casa. Il grano era considerato una grande ricchezza e veniva trasportato dai trainieri per farlo macinare nei numerosi mulini della città. A quei tempi ogni famiglia aveva il suo deposito di grano che portava al mulino per la macinatura, all’incirca ogni due mesi.